CONTESTO · EUROPA

Vent’anni di infrastruttura digitale costruita fuori dall’Europa.

Negli ultimi due decenni, i governi europei hanno adottato strumenti digitali a un ritmo accelerato. Posta elettronica, archiviazione cloud, messaggistica, videoconferenza e gestione documentale sono stati affidati a fornitori non europei perché erano le opzioni più mature, le più rapide da implementare e le meno costose nel breve termine.

Il risultato è stato efficienza immediata in cambio di dipendenza a lungo termine. Le istituzioni europee operano oggi su un’infrastruttura che non controllano, a condizioni contrattuali che possono cambiare unilateralmente, e soggette a legislazione straniera che può imporre la consegna dei dati senza consenso né notifica.

Il punto di svolta normativo

L’Europa ha risposto con il quadro normativo più ambizioso al mondo. Il GDPR, la Direttiva NIS2, lo schema europeo di certificazione della cybersicurezza (EUCS) e l’iniziativa EuroStack riflettono una volontà politica chiara: l’infrastruttura digitale delle istituzioni europee deve essere governata dall’Europa.

Ma la regolamentazione da sola non risolve il problema. Una legge che esige la sovranità dei dati rimane lettera morta se non esiste un’infrastruttura operativa in grado di rispettarla. Oggi quel vuoto è reale: c’è regolamentazione, ma non c’è prodotto.

Il problema politico

La dipendenza da infrastrutture non europee ha conseguenze dirette sull’autonomia politica. Quando un ente locale archivia la propria corrispondenza su server soggetti alla legislazione di un Paese terzo, perde la capacità decisionale sui propri dati. Quando un ministero utilizza strumenti di videoconferenza gestiti fuori dall’UE, ogni riunione strategica può essere esposta a quadri giuridici che consentono l’accesso non autorizzato.

Non si tratta di speculazione. È una realtà documentata da relazioni del Parlamento Europeo, pareri del Garante europeo della protezione dei dati e sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Il problema operativo

Al di là della politica, la dipendenza genera un problema operativo concreto. Se il fornitore cambia i prezzi, limita le funzionalità o interrompe il servizio, l’istituzione non ha un’alternativa immediata. La migrazione è costosa, lenta e, in alcuni casi, tecnicamente impraticabile senza perdita di dati o interruzione del servizio.

Le istituzioni pubbliche hanno bisogno di continuità operativa garantita, non di promesse commerciali. Devono sapere che la propria infrastruttura continuerà a funzionare indipendentemente da decisioni aziendali o geopolitiche prese al di fuori dell’Europa.

Perché adesso

La convergenza di tre fattori rende questo il momento giusto. Primo, la regolamentazione europea è maturata abbastanza da creare un quadro chiaro di requisiti. Secondo, la tecnologia open source ha raggiunto la qualità necessaria per competere con le soluzioni proprietarie. Terzo, la consapevolezza politica sulla sovranità digitale è passata dalla teoria all’urgenza operativa.

L’Europa ha bisogno di infrastruttura, non solo di regolamentazione. Secyda costruisce quell’infrastruttura.

COPERTURA POLITICA

Chi ha deciso di migrare prima che fosse obbligatorio ha una storia da raccontare. E un titolo da cui non deve fuggire.

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